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5ª domenica di Pasqua anno C

In questa V domenica di Pasqua il Vangelo che la liturgia ci consegna quale Parola del Signore ci riporta nel cenacolo, nell’ultima cena, quando Gesù consegnò ai suoi apostoli le sue ultime parole, il suo testamento spirituale. Nel testo che abbiamo ascoltato tre elementi desidero mettere in luce.


Il primo elemento è rappresentato da un verbo che nella prima parte si ripete più volte, il verbo “glorificare”. La “gloria” nel linguaggio biblico indica la presenza e il peso di Dio. Glorificare allora significa mostrare la presenza, dare visibilità. Ora, Giovanni riferisce che il figlio ha glorificato il Padre e Dio, il Padre ha glorificato il Figlio. Nessuno pensa a glorificare se stesso, ma piuttosto ciascuno è preoccupato che l’altro emerga e sia reso visibile.
Una strada anche per noi, chiamati a non fare emergere il nostro IO, ma a far spazio a Dio e agli altri, chiamati a rallegrarci quando Dio e gli altri emergono, magari anche grazie al nostro contributo.


Il secondo elemento del Vangelo che vorrei sottolineare è l’altro verbo ripetutamente usato da Gesù nella seconda parte del brano, il verbo “amare”. Ci viene detto non semplicemente di amare, cosa che tutti saprebbero fare, ma di amare “come Gesù”. Ossia amare con lo stile di Gesù.
Ora, lo stile di Gesù si caratterizza nel fatto che egli ha amato per primo. Dirà San Paolo: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. Non ha atteso cioè che ci ravvedessimo, che ci preparassimo, che ci purificassimo, ma ci ha amato per primo, ha fatto il primo passo verso di noi.
Lo stile di Gesù, poi, è quello di un amore in perdita. La croce ci narra inequivocabilmente che Egli ci ha amato perdendo tutto, anche la sua vita, per noi.
L’inno presente nella lettera ai Filippesi, dice addirittura che Gesù “svuotò se stesso”.
Infine il suo amore è un amore senza pretese di contraccambio. Non ci fa i conti in tasca, non ubbidisce alla regola del “do ut des”.


L’ultimo elemento che vorrei sottolineare è proprio l’ultimo versetto: “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”. Diceva Rosario Livatino: “Non basta essere credenti, dobbiamo essere credibili”. Dio non si dimostra, ma si mostra con la propria vita e le proprie scelte.
Ognuno deve farsi racconto inedito del volto d’amore di Dio, canale non intasato, vena non ostruita, attraverso cui l’amore, come acqua che feconda, circoli nel corpo del mondo.

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