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OMELIA DI PENTECOSTE – anno C

 

Il racconto degli Atti ci ha riferito che “il giorno di Pentecoste stava compiendosi”: siamo al tramonto di un’esperienza. Qui si sta parlando della Pentecoste ebraica: è finito il tempo delle promesse, inizia ora il tempo della pienezza, della realizzazione. Che abbia un significato simbolico questa affermazione di Luca lo comprendiamo quando ascoltiamo quello che dice Pietro qualche versetto più avanti nel suo primo discorso a Gerusalemme: “Questi uomini non sono ubriachi come voi sospettate, essendo appena le nove del mattino” (v. 15).

La discesa dello Spirito santo, dunque, segna un passaggio, è uno spartiacque: si passa dal tramonto all’alba del giorno nuovo, del giorno eterno, del giorno di Cristo. Questa è l’esperienza che Dio desidera farci vivere, questa è la realtà quotidiana che egli ci dona mediante lo Spirito santo.

Cosa significa passare dal tramonto all’alba del giorno eterno per noi oggi?

Anzitutto, con il dono del Padre, possiamo passare dalla paura al coraggio. I discepoli, raccolti nel Cenacolo, avevano paura di venire allo scoperto, temevano di dover subire la stessa sorte del loro Maestro. Avevano paura di testimoniare “le grandi opere di Dio”, perché temevano il giudizio degli altri, la derisione, la persecuzione.

Con la discesa dello Spirito santo scoprono il coraggio dell’annuncio, acquisiscono la franchezza della parola (parresia), spalancano le porte del Cenacolo.

Anche oggi, c’è bisogno per noi di abbandonare ogni paura, di farci liberare dal timore per diventare sempre più annunciatori del Vangelo in ogni ambito della nostra quotidianità.

Lo Spirito ci fa vivere anche un altro passaggio: dalla stanchezza spirituale all’entusiasmo. I discepoli, chiusi nel Cenacolo, erano anche stanchi, scoraggiati, “depressi”. Non credevano più che fosse possibile cambiare qualcosa (ricordate i discepoli di Emmaus?). L’effusione dello Spirito immette in loro un nuovo entusiasmo, che li spinge addirittura a percorrere vie nuove, mai praticate. Il loro entusiasmo suscitava stupore e meraviglia, come ci ha riferito Luca: “erano stupiti e fuori di sé per la meraviglia”. E l’entusiasmo di cui parliamo non è l’esperienza passeggera del cosiddetto “priscio”: “Entusiasmo” etimologicamente significa “avete Dio dentro”. Quando si ha Dio dentro, si può osare tutto ciò che è buono, giusto, santo e gradito a Dio. Anche se si è in pochi (come i 12 apostoli) , anche senza tutte le condizioni necessarie, si può contagiare il mondo Intero. Oggi, più che mai, c’è bisogno di lasciarci liberare dalla stanchezza della fede, dalla disillusione, dagli accomodamenti e di lasciarci travolgere dall’entusiasmo che contagia.

Un ultimo passaggio vorrei sottolineare: dal dominio della carne alla vita secondo lo Spirito, come ci ricorda San Paolo. Carne e spirito non indicano due parti di noi, come erroneamente si dice. Indicano due modalità di vivere la vita, differenti tra loro. Vivere secondo la carne è vivere autocentrati, ripiegati su di sé, avendo come metro di valutazione il proprio IO. Vivere secondo lo Spirito significa, invece, vivere decentrati, lasciarsi guidare dallo Spirito, il quale non limita la nostra libertà ed umanità, ma la conduce a perfezione, a maturità.

Oggi, c’è urgenza di questo passaggio, poiché ci troviamo circondati e sottomessi da mille individualismi e particolarismi, da innumerevoli forze centripete, da logiche di chiusura all’altro. Lasciamoci guidare dallo Spirito per vivere una vita capace di dire “I CARE”, “MI INTERESSA”: mi interessa il bene dell’altro, mi interessa la crescita per tutti (e non solo per una parte!) della città, mi interessa vivere il volontariato, mi Interessa associarmi, mi interessa vivere per gli altri.

Vieni, Spirito santo, e rinnova la faccia della terra, della Chiesa, della nostra comunità, di ciascuno di noi! Amen!

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