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32ª domenica “per annum” – anno C

Siamo nel mese di novembre, che tradizionalmente è dedicato alla memoria dei nostri cari e alla preghiera per tutti i fedeli defunti, e la liturgia della Parola di questa domenica ci invita a fissare lo sguardo sulla risurrezione, sulla vita eterna, vera meta dell’uomo. Siamo fatti non per la morte, ma per l’eternità. Questa verità di fede – non altrimenti raggiunta della sola ragione – è stata rivelata da Dio anzitutto attraverso la fede del popolo di Israele, che a partire dal II secolo a.C. maturò questa consapevolezza, e soprattutto attraverso Gesù, che si è rivelato a noi come la Risurrezione e la Vita e che “primo” risuscitò da morte, aprendoci il passaggio alla vita immortale.

 

Nella pagina del secondo libro dei Maccabei, che abbiamo ascoltato come prima lettura, è emersa la testimonianza dei fratelli Maccabei, che davanti agli ordini del re di Siria, Antioco IV Epifane, di rinnegare la tradizione dei padri, venendo meno alla legge di Mosé, alla legge di Dio, si rifiutarono di obbedire e non temettero la minaccia di morte, in virtù della loro fede nella risurrezione, fede che quindi diventò per quegli uomini sorgente di resistenza storica. Proprio perché credevano e speravano nella vita eterna, che solo Dio può donare, non scesero a compromesso con il male, con la menzogna, con idolatria.

 

Anche Gesù, nella pagina evangelica odierna, ci parla di risurrezione, essendo stato provocato e stimolato dalla setta dei sadducei, che non credevano nella risurrezione. A fronte della grossolana provocazione che gli viene mossa, Gesù offre una duplice risposta che ci illumina sulla risurrezione.

 

In primo luogo, Gesù chiarisce che la vita eterna, donataci nella risurrezione, non è un semplice prolungamento di questa vita terrena. La discontinuità è data principalmente dal fatto che nella vita eterna non ci apparteniamo più, perché apparteniamo tutti a Dio. Ed è proprio nella comunione con Dio che vivremo la comunione con quanti su questa terra ci hanno segnato con i loro legami. La comunione dei santi è possibile in virtù della comunione con Dio.

 

In seconda battuta, Gesù, citando il libro dell’Esodo, laddove Dio si manifesta a Mosè come il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, sottolinea un altro aspetto fondamentale. Abramo, Isacco, Giacobbe sono stati gli attori di un’alleanza fortemente cercata e voluta da Dio: con questi Dio ha stretto un’alleanza salda. La risurrezione è possibile proprio in virtù di questa alleanza. Poiché Dio è fedele della sua alleanza – altrimenti rinnegherebbe se stesso -, non può non donare la vita a coloro che si sono uniti a lui nell’alleanza. Perciò non è il Dio dei morti, ma dei viventi.

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